Non puoi vivere a Milano per caso, la devi scegliere

A Milano io non ci sono capitato, l’ho scelta.

C’è chi ci capita, per lavoro o per caso. È difficile che la amerà. La sopporterà. Perché Milano non ti tratta mai male e ti dà da mangiare.

Quello che a Milano ci capita per caso, magari riuscirà a sistemarsi, a vivere degnamente, ma penserà sempre a un “altrove”. Al mare, al biondo Tevere, al panorama con il Vesuvio, alle colline toscane.

Io no. Ma non è stato sempre così.

Da bambino il mio piccolo paese in Puglia era il mio mondo. Giocare in strada, catturare le lucertole, guadagnarsi il rispetto dei ragazzi più grandi, la via del mare, gli alberi di ulivo. Alberi di ulivo a perdita d’occhio.

Da bambino pensavo che tutto il mondo fosse coltivato ad alberi di ulivo.

aberi di ulivo pugliesi

Poi l’adolescenza, i primi innamoramenti, la musica che viene dall’Inghilterra, dall’America, dall’Africa. I concerti sempre troppo lontani e le cose che succedono sempre altrove. Improvvisamente scopri che quello che era il tuo mondo è, in realtà, il confine di una provincia remota.

Da Bologna, da Milano, da Roma arrivavano echi di ragazzi già all’università che imparavano cose nuove, che si mescolavano ad altra gente. Io andavo alla stazione e sognavo di partire.

Poi arrivò anche per me quel momento. L’università.

Lo sapevo che sarei partito, fin da quando era all’asilo. Sono quelle cose che sai. Punto. Come so che questo post inizia con “a Milano io non ci sono capitato” e finisce con “alberi di ulivo“.

I miei genitori non hanno potuto studiare e hanno impostato la loro vita per offrire a me questa possibilità. A scuola me la cavavo. E poi mi eccitava l’idea di me, in un altrove, tra i libri.

Via, verso una città. Verso la città. Non una qualunque. Milano.

Sono partito l’11 settembre del 2001. In quel giorno pareva che tutto il mondo fosse distratto. Non si accorgeva che io, proprio io, stavo cambiando vita.
Tutti tranne mia madre. Lei sì che se ne accorse. Pianse. Sapeva che non sarei tornato. Le mamme piangono sempre quando un figlio va via. La mia lo fa ancora, ogni volta che torno a Milano.

Milano la conoscevo. L’avevo già vista. Credetemi, se sei nato e cresciuto in una grande città non potrai mai capire la grande bellezza della metropoli. Il fatto che sei uno, uno qualunque. Ogni giorno trovi facce diverse, anche se prendi la stessa metro, per lo stesso tratto, alla stessa ora.

Non c’erano alberi di ulivo, quelli no. C’erano palazzi alti, parchi, ragazze bellissime, tantissimi negozi, tanta gente che leggeva il giornale sul tram, tante facce di tanti colori, bar di ogni tipo.

Ero io, i miei 18 anni e Milano. E chi perdeva tempo sui libri? L’ho vissuta Milano. All’inizio mi ha spaventato, poi mi ha incuriosito, quindi mi ha sedotto e infine ci ho fatto l’amore.

Milano con il suo freddo pungente, con le settimane di pioggia incessante, Milano nelle calde e umidi notti d’estate e sotto la neve.

Piazza del Duomo

Moderna, contraddittoria, meritocratica, organizzata, popolare e ricca, austroungarica e meridionale, operaia e imprenditrice, mantenuta e a tempo determinato, frivola e strafottente, sofferente e spendacciona, cinese e peruviana. Milano. Grande, ma a misura d’uomo.

La puoi attraversare anche tutta a piedi, se hai voglia e tanto tempo da dedicarle. Dal Ticinese, con bar fermi al 1975 accanto ai locali più glamour, puoi ritrovarti tra gli eleganti palazzi di porta romana. Dal quartiere africano di porta Venezia puoi percorrere corso Buenos Aires e vedere le ragazze di mezza Europa cariche di buste e pacchi tra le vetrine dei negozi. Da Loreto e via Padova, traboccanti di vita, puoi passare al sobrio lusso di Brera, fino ai grattacieli di Garibaldi.

Milano è brutta“. Lo dicono tutti, lo ripetono. È la scusa che usa chi non riesce ad amarla. No, Milano è bella, bellissima. È una splendida donna di mezza età. Ecco che cosa è.

Io qui ci lavoro, qui ho scelto di vivere. Avrò altre esperienze e magari un giorno mi innamorerò di un’altra città. Adesso però, è qui che voglio stare, anche se non ci sono alberi di ulivo.

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26 pensieri su “Non puoi vivere a Milano per caso, la devi scegliere

  1. Breve post intimista, nel quale si intravedono i tanti genius locii che attraversano Milano. Ogni rimando alla geografia urbana della capitale morale del Nord è un continuo spunto a vivere l’altrove come luogo dell’anima, riservando all’hic et nunc – frenetico e compulsivo – un onorevole ritaglio prosaico: gli affetti più cari fanno da trait-d’union ad un passato che ritorna in continuazione, nelle righe dell’autore. Lo stile neomeridionalista dello scritto si intravede nell’uso, insistente e compenetrante, dei rimandi naturali sineddotici del passato (la lucertola, la “via del mare”, gli ulivi,…) fortemente contrapposti alla predominanza del paesaggio antropizzato meneghino. Ad un passato che non è mai troppo passato, ma soprattutto ad un presente che incanta, che sbugiarda l’ipocrisia di chi denigra una città – un po’ santa un po’ puttana – con la quale non si è riusciti a fare i conti.

    Bravo, Leo, stavolta i tuoi pensieri ci hanno davvero deliziato.

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  2. “Se sei nato in una grande città” semplicemente milano la detesti. Il peggior rapporto qualità/prezzo della vita, gente sclerata, mentalità da centro commerciale continuo. Milano però offreaanche molto. Milano è una puttana: vieni, ti diverti, paghi (tanto) e scappi via. Ma non penserai mai di starci insieme

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  3. Io a Milano un po’ ci sono capitato, un po’ l’ho scelta. Diciamo che ho scelto l’università che ci si trova dentro, ma non proprio la città. Anche io ho abbandonato il mio meridione, molto più meridione di te (Ragusa, Sicilia) per la sempregrigia città della finanza… però a differenza di te, ne sto perdendo tanto tempo sui libri… sento di non averla ancora vissuta abbastanza questa città, di non aver visto le cose che hai visto tu, di non aver incontrato abbastanza gente.. sono ancora fermo alla fase della curiosità.

    Cosa mi consigli di fare? Dove potrei andare a ficcare il naso in questa città? Contro chi devo andare a sbattere per vedere questa “splendida donna di mezza età”?

    p.s. Bel pezzo, bello stile “poeteggiante” 😀

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  4. Bel pezzo, c’è del vero.

    Metti il luce un passaggio molto personale e delicato, quello della “scelta” , di ritrovarsi a 18 anni, da soli, a Milano.
    Una scelta che ci accompagna ogni giorno, che ci ricorda il passato e il presente e forse il futuro…

    Quando si sceglie piace, quando ci si ritrova obbligati, di solito non piace, a mio avviso è una di quelle città senza sfumature o si ama o si odia….non ci sono vie di mezzo….

    Anche io ricordo gli ulivi, ho percepito nel tuo articolo, la sincerità e le verità di storie, anzi, scelte , come le nostre…bel pezzo.
    ciao

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  5. Milano non è brutta, lo dice solo la gente che non ha mai pensato di rimanerci e sogna solo di scappare al proprio paese. Però Milano è trattata molto male e ti tratta molto male. In questo senso è abbruttita e ti abbruttisce.
    Vista dalla remota provincia, dal paesino, mostra tutto il suo fascino cosmopolita. Il salto è enorme e il cambiamento radicale. Tutta un’altra vita. E’ comprensibile. Ma è solo una questione di prospettive. Se non si pensa a Milano come le Colonne D’Ercole, dove nell’antichità il mondo finiva, allora si può provare ad affacciarsi fuori, all’estero. E quando si butta la prospettiva più lontano, la si assaggia, il paragone ti mostra tutta la cialtroneria di quella capitale economica che è espressione della cultura meneghina, ma anche di quella italiana.
    Chi ama Milano è perchè non ha mai guardato oltre, per paura, pigrizia o per mancanza di immaginazione, oppure perchè ha così tanto soldi che anche se vivesse in Burundi non farebbe differenza. Ci sono anche i “nuovi arrivati” che non hanno superato la fase di innamoramento, ma perchè sono single e freschi di studi. Quando sarà tempo di raccogliere i frutti del lavoro, di costruire e mantenere una famiglia la magia si dissolverà.
    Ma non voglio dire che Milano, l’Italia, non la puoi scegliere e amare. Ma lo puoi fare davvero se hai prima provato cosa c’è al di là, fuori dai confini Italici. Fare finta che il mondo inizi e finisca a Milano è uno autoillusione, che può dare soddisfazione, ma che rende miopi.

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  6. Io, la mia Milano lo scelta!!! Lo scelta, soprattutto, per viverci, ormai da 40 anni. Sono nato in un paese bellissimo della Sicilia. Fin da ragazzino ho sempre sognato di trasferirmi, con la scusa del lavoro, nella grande “Milano da bere” per assaporare tutte quelle esperienze di vita, di cui avevo sentito parlare alcuni dei miei compaesani che avevano già vissuto brevi periodi a Milano.
    Ho vissuto e goduto pienamente tutti gli anni settanta, nonostante fosse il periodo degli anni di piombo.

    Per me, Milano continua ad affascinarmi, anche se, negli ultimi anni, è stata gestita malamente dalle varie amministrazioni che si sono succedute.

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  7. Io a Milano ci sono nata(prima,dopo generazioni di siciliani)..eppure mi ritrovo in tutto quello che scrivi..nonostante quasi 30anni d’amore,ancora mi batte il cuore quando passeggio in brera,e quasi mi commuovo a Natale in Duomo.. Grazie x questa bellissima descrizione..

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  8. Ho apprezzato molto il tuo pezzo, e rivissuto con i tuoi occhi un momento che ho vissuto anch’io. Sono partito dall’Australia, nel novembre 2001, per Milano. Mettiamo gli eucalipti al post degli ulivi, e più o meno ci siamo. Ho spesso odiato Milano un giorno, per amarla il prossimo… Alla fine mi sono trasferito tra gli universitari a Pavia, ma ho sempre lavorato e studiato anche a Milano. Chi cerca di paragonarla con altre ‘metropoli’ nordeuropei e dice che non è alla pari, non ha capito. Allora, venite a vedere la nostra Sydney. Se si ragiona così, allora ci sarà sempre una città ‘più bella’. Il paragone con realtà diverse e lontane porterà sempre a non vedere il bello che ci sta sotto il naso. Milano è bella. Può migliorare tanto, ma di quale città non è vero questo? Recentemente ho portato in giro per Milano la zia che abita a San Francisco, ed è rimasta incantata. Ma non è questo il punto. Il punto è la scelta, la scoperta. Affrontare la diversità, e la lontananza da casa, l’autonomia, e fare il tutto con sguardo positivo. Questo è viaggiare: non solo vedere realtà diverse, ma affrontarle, abbracciarle, confrontarsi con loro. Bravo, davvero un bel pezzo. Ivan Fowler.

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  9. Ciao Giovanni,
    io vivo a Milano ma nasco come un cugino della Metropoli Meneghina 😉 nel senso che sono lombardo nato nella graziosa Pavia indipendente e fiera ma di fatto un satellite della grande Milano, ne dista infatti solo una 20ina di minuti.
    Da sempre Milano mi accompagna, da sempre rappresenta la mamma di tutte le città che la circondano, il nostro punto di riferimento.
    Quando hai 15 anni non vedi l’ora di prendere il motorino e da Pavia correre lungo il naviglio pavese per arrivare fino a qui dove nasce, per respirare l’aria della metropoli, e sentirti anche tu internazionale..
    Milano e tutto il territorio intorno ad essa rappresentano l’area metropolitana più grande d’Italia e dai dati OCSE la terza d’Europa, io ho sempre “letto” questa dimensione come un enorme pregio, ho sempre difeso la mia Milano quando molti la dipingevano per stereotipi, un classico dell’italiano medio..
    Io questa città la amo, mi ha rapito con il suo fascino quando ero piccolo ed io mi facevo accompagnare a vedere Stazione Centrale o il Pirellone, di cui conservo da più di 20 anni nel portafogli una foto come fosse un santino.
    Ho letto quello che hai scritto e mi sono commosso, ma sul serio, avevo gli occhi lucidi, per me è bellissimo che una persona che ha fatto 1000 km e che si è separato dalla sua terra d’origine abbia trovato qui la sua nuova casa e abbia imparato ad apprezzarla e ad amarla come chi c’è nato o anche di più. Volevo ringraziarti per le belle parole e per quanto hai saputo cogliere l’essenza di questa città bellissima, densa e magica in tutti i suoi mille volti, tutti diversi, tutti intensi, tutti preziosi.
    Milano non ha mai chiesto nulla, ha sempre fatto da sola.
    Milano accoglie sempre tutti e qui tutti se vogliono, hanno la loro carta da giocare.
    Io continuerò a difenderla e ad accettare solo le critiche costruttive di chi questa città ha imparato a conoscerla e talvolta volta ad amarla.
    Grazie Giovanni..

    Luca

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  10. Sai, sono nata e cresciuta in una grande metropoli, ma ogni giorno quando passeggio, corro, mi arrabbio, mi abbandono…sorrido e apprezzo la grande bellezza della mia Milano.

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  11. Anche io come te arrivo dalla Campania..quasi identica storia..
    Milano per piacerti devi apprezzare..ti da mangiare e vuoi mettere in questi periodi di crisi la si ama ancora di più!!

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  12. Capito qui per caso e a distanza di tempo, rispetto alla pubblicazione del commento, ma leggendo alcune risposte mi sento di dire che “vivere fuori” non é un atto di forza per cui, più lontano vai più tosto sei. Quando lasci la tua terra (sono pugliese anch’io) per trasferirti altrove é già lasciare, é già un taglio affettivo, culturale, mentale che fatto da ragazzi permette di vincere con l’entusiasmo della scoperta, la fatica di anestetizzare chi tu sei per proiettarsi in chi stai per diventare. A quel punto se vai a Londra, Berlino, Amsterdam, New York, Sidney o in una città italiana come Milano, il taglio c’é ugualmente perché ciò che tu sei si conserva solo in te, non ti seguiranno le persone, lo stile di vita, gli ulivi o il mare. È una scelta (speriamo sempre libera e serena) di aprirsi ad una riscoperta interiore attraverso le possibilità che un certo luogo ti offre. Va distinto certo dal doversi trasferire per necessità economiche, o seguire il proprio compagno/figlio ecc.. per cui a quel punto un luogo debba rispondere sotto altri aspetti. Non é giusto mai comunque considerarlo un atto dimostrativo o competitivo. Ognuno cerca qualcosa e spera di trovarla in un determinato luogo, ovunque sia speriamo di realizzare noi stessi.

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