Vita da expat: l’amore ai tempi dell’aperitivo

In questo post voglio parlare della vita da expat che, stasera, ho elaborato e approfondito con alcuni miei amici.

Non importa che tu viva a Milano, Bruxelles, Parigi, Londra, New York, Hong Kong o Sidney. Sei sempre un “expat”, un essere umano che viene da un luogo e vive in un altro, più dinamico, che hai eletto come tuo per lavorare, crescere, vivere.

Tante sono le qualità di questa condizione, ma ci sono anche tanti punti oscuri.

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    1. Le persone che amiamo. Quando ci stai insieme? Ce la fai a raccontare la tua vita nel tempo che hai? Si va a cena fuori, si va al cinema o si va il weekend fuori. E devi gestire gli altri 4 punti di questo elenco…
    2. La famiglia. Non ce l’abbiamo. Ci pensate? Siamo lontani, da tutto quello che ci ha formato, da tutti quelli che ci hanno amato dal giorno 1 dell’esistenza. Siamo così confusi e così alla ricerca di radici che scambiamo, spesso, i nostri amici per la nostra famiglia.
    3. I nostri amici. Quando riuscite a vederli? Il mercoledì dopo le 19:30, fino alle 23:00. Sentire le loro paure, i loro problemi, la loro quotidianità, i loro pensieri. Per poco, però, perché poi qualcuno sarà troppo stanco.Il weekend? Ma si può vedere un amico, uno vero, nel weekend? E lui, o lei, quando vivrà la sua vita? Quando potrà innamorarsi? Dedicarsi alle sue passioni, alle cose che ama?
    4. I colleghi. Passiamo con loro la maggior parte del nostro tempo, e – ci avete mai pensato? – non li abbiamo scelti. Non per le qualità extra professionali, almeno. Passiamo 8, 9, 10 ore al giorno con persone che magari non amiamo, non stimiamo o a cui, al contrario, diamo un’importanza esagerata. Ci apriamo con loro, perché ne sentiamo il bisogno, condividiamo con loro le nostre routine (il caffè, il pranzo, magari la birra dopo il lavoro). Raccontiamo i nostri problemi e le nostre paure perché, sennò, a chi le dici? Devi aspettare le 19:30?
    5. Viviamo un’eterna adolescenza, che spesso diventa “adultescenza”. Non ci rendiamo conto, ma possiamo tutto, senza remore morali, senza regole. Siamo soli, chi puà giudicarci? Abbiamo l’età in cui i nostri genitori erano già genitori, allunghiamo i tempi, viviamo eterni presenti. Appariamo più giovani dei nostri coetanei rimasti “in patria” a condurre una vita normale. O, più probabilmente, siamo solo meno maturi.

Expat, soli, in mezzo alla gente.

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3 pensieri su “Vita da expat: l’amore ai tempi dell’aperitivo

  1. “I colleghi. Passiamo con loro la maggior parte del nostro tempo, e – ci avete mai pensato? – non li abbiamo scelti.”

    Ci ho pensato di recente e questa consapevolezza ha cambiato il mio modo di osservarli.

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      1. Non li ho scelti, ma nemmeno ho intenzione di cambiarli perché a loro devo molto.

        I miei colleghi sono come i parenti collaterali, fratelli e sorelle di mamma e papà, che non m’interessa conoscere meglio.
        Posso cambiarli, sì, ci sto lavorando sopra!

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