sindrome di peter pan

Quando un adoloscente ti dà del lei e tu ti senti Peter Pan

Questo non è un post autoreferenziale, né intimista. Scrivo solo cretinate per mettere ordine alle idee.

 

 Mio nonno a 30 anni aveva 2 figli, mio padre a 30 anni aveva 1 figlio.
Io a 30 anni penso al prossimo Spritz (Campari ovviamente).

 

Così scrivevo su Facebook il 7 settembre 2012. Oggi, dopo due anni, la mia maturazione si esplica nel fatto che, forse, prenderei un Vodka Lemon, toh…

Ma l’età avanza. Adultescenza, quella che in una città come Milano si può protrarre fino a 40 anni. Colpa degli aperitivi, delle serate al Magnolia o al Dude, della Ryanair che ti porta dove vuoi tutti i weekend che vuoi.

Qualche schiaffo l’ho preso. Ad esempio quando un adoloscente (uno vero) mi ha dato del lei o al mio “ciao” ha risposto con un laconico “buonasera”. Maledetti!

Oppure ritrovarmi la domenica pomeriggio incapace di alzare un dito, neanche per preparare il caffé, quando qualche anno fa, dopo un seratone, mi sevgliavo fresco e cavalcavo sulle praterie, poi scalavo una montagna e catturavo bisonti.

Per fortuna c’è lo spirito. Quello è sì, forever young.

sindrome di peter pan

Sindrome da Peter Pan? Comincio a pensarci seriamente, da quando sempre più “adulti” (no perché, io che sono?) me lo dicono, da quando sempre più amici scelgono di uscire o il venerdì o il sabato, da quando alla proposta di una bella uscita infrasettimanale mi rispondono “no, sono stanco/a“. Ma come stanco? Mica spacchi le pietre dall’alba al tramonto!

 

Poi – questa è rara – capita che al corso della sicurezza sul lavoro, in ufficio, c’è una slide proiettata sulla parete: I PERICOLI DELL’ALCOOL SUL POSTO DI LAVORO. Il mio caposimpatica una donna eccezionale, intelligente e bellissima (dopo aver letto il post, Serena ha minacciato il licenciamento), ad alta voce e davanti a tutta l’azienda: “Leozappa, presta attenzione“. Risate (degli altri).

Oppure se mi propongo di organizzare gli addii al celibato dei miei amici per eventuali matrimoni, le ragazze drizzano le antenne e dicono: “no, con te non ce lo mando!“. Ma perché?

Avrò anche 32 anni ma non rinuncio ad aspettare l’alba, in estate.

Ho voglia di prendere la macchina e fare ore di strada solo per vedere il mare.
Voglio tornare a casa tardi e poi vedermi un film, finché non mi addormento con l’iPad in mano.

Voglio tenere la TV spenta.

Voglio partire per un paese senza organizzare il viaggio per filo e per segno, ma solo l’itinerario.

Lasciatemelo fare, ancora per qualche anno. Speriamo che Wendy non mi mandi a quel paese.

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3 pensieri su “Quando un adoloscente ti dà del lei e tu ti senti Peter Pan

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