La Scozia, la Catalogna, la Padania. Il desiderio di dividersi e lo “spirito dello zaino”

Una cosa che mi colpisce molto, in questo periodo di crisi di idee e sogni – più che di crescita del PIL – è il desiderio di dividersi, di separarsi. La divisione sembra l’unica soluzione per la libertà, per “stare meglio”.

Si è scritto molto del referendum in Scozia. In palio c’era l’indipendenza dal Regno Unito (dove “Unito” è evidentemente un’esagerazione), e fino alla fine i sondaggi erano “too close to call“. Gli scozzesi hanno deciso di non separarsi.

Meno inchiostro è stato versato per la grandissima manifestazione a Barcellona per la secessione della Catalogna (piena di giovani), che pur è stata qualcosa di eccezionale.


Recentemente mi è passata sotto il naso (nonostante il naso, direbbe chi mi conosce) una mappa dell’Europa con i confini ridisegnati, come se tutte le spinte secessioniste fossero realtà: il medioevo. Non c’è uno stato che vuole rimanere così com’è, oggi in Europa.

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Cosa spinge a dividerci?

Non so se voi vi siete fatti un’idea a riguardo, ma a me non convincono questi moti secessionisti. Credo che sia molto più nobile e sfidante “unire“.

Gli scozzesi resteranno scozzesi anche sotto la Union Jack. Possono portare la gonna, bere scotch e tifare per la loro squadra a calcio o a rugby. A che cosa sarebbe servito?

Ognuno ha le sue ragioni, per carità. La cultura, le tradizioni, la lingua… raccontano tanto di noi. Io non sarei lo stesso se fossi nato in Brianza o in Sardegna. Ma – di grazia – cosa ti dà un confine?

Non nascondiamoci dietro a un dito, c’è sempre una qualche ragione economica più o meno mascherata. Pensate all’Italia. Sono le regioni più ricche quelle più secessioniste, perché – questo è comprensibile, ma non giustificabile – non vogliono condividere il loro benessere con chi sta peggio. Non hanno tutti i torti, basti pensare a cosa succede con i fondi pubblici in alcune regioni del Sud.

Le radici…” dice qualcuno “non sei nessuno se non hai radici“. Ma non credete che perdano un po’ di valore se non le puoi rapportare a chi non ce le ha? O a chi ce le ha diverse?

Il concetto di “radici” poi, a essere sincero, non mi è mai piaciuto. Non posso fare a meno di pensare alla staticità di un grosso albero che affonda le sue radici nel terreno. Non c’è immagine più brutta, provate a pensarci.

Le radici ti inchiodano al suolo, non puoi muoverti.

Puoi crescere e irrobustirti, prosperare e innalzarti ma… vedrai sempre lo stesso angolo di mondo. Forse molto in alto, ma sempre lo stesso angolo di mondo.

Cambiamo la metafora. Lasciamo le radici e proviamo a pensare a uno zaino.

Mettiamoci dentro i costumi, i sapori, la musica, la religione, le idee e poi andiamocene a spasso per il mondo. Lo zaino lo puoi aprire, puoi prendere ciò che hai dentro, mostrarlo ad altri e magari scambiarti qualcosa.

Con il nostro zaino, insieme agli altri, siamo più ricchi.

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4 pensieri su “La Scozia, la Catalogna, la Padania. Il desiderio di dividersi e lo “spirito dello zaino”

  1. Hai centrato, in maniera sì sintetica, essenziale ma corretta, il tema. L’uso fuorviante della parola (e del concetto) di radici, di territorio e, mi permetto di allargare, di appartenenza.
    Tutto bello ed importante, sia chiaro, ma che senza la capacità di guardare (anche) oltre, di respirare diversità, di sapersi arricchire di nuovi punti di vista, restano solo un inutile (e a volte pericolo) generatore di barriere (fisiche e mentali)

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  2. Gran bello scritto che condivido in toto. Ottima metafora lo zaino, come anche la valigia di cartone legata con la corda, tipicamente usata da noi italici (a quanto mi è stato raccontato) quando emigravamo verso le americhe o le australie, nei primi decenni dello scorso secolo.

    Piacevole scoperta questo blog, avvenuta grazie al fatto di averti trovato come mio follower, sul mio appena nato e scarno twitter.

    Nel tempo proverò a curiosare quanto hai già scritto in passato.

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