cosa visitare a genova

“Cosa vedere a Genova?” No, la domanda giusta è “cosa sentire a Genova?”

Sì lo so niente di esotico, niente di tasgressivo. Non sono andato a Berlino tra i locali più cool di musica elettronica e non sono stato nel mercato affollato e coloratissimo di Bangkok. Sono stato a Genova e comunque ne voglio parlare.

Genova non è una città, è una dimensione. Soprattutto se arrivi da Milano. La distanza è poca, in macchina o in treno ci vuole un’ora e mezza, eppure la sensazione è quella di aver preso un aereo.

Prima di tutto il mare. Forse sarò banale: “ecco il solito milanese adottato a cui manca il mare“. No, per me il mare ha un altro colore, un altro profumo, un’altra cornice e comunque a fine settembre non ti manca. A meno che tu non sia il mio amico Giovanni.

Il mare non tocca Genova per caso. Il porto antico, le grandi navi per la Corsica, la Sardegna, la Sicilia e per chissà quali altre terre. La Lanterna, i palazzi della città vecchia, le casette colorate di Boccadasse, le passeggiate placide dei genovesi, le cupole delle chiese nascoste dalla tela fittissima di palazzi. Credo che sia stato lui, il mare, a scegliere di accarezzare la città, e non viceversa.

boccadasse-genova1-638x425Boccadasse dicevo. Un angolo di città che sa di villaggio. La spiaggetta, i bar, i camerieri con il papillon, le barche che arrivano al porticciolo con i pescatori dal viso rugoso. Quel viso che conosce il sole più cocente d’estate e il vento più freddo d’inverno. E  poi la vendita del pesce a centimetro zero senza catena del freddo, senza guanti, senza numerino, senza prezzi esposti. Anche senza scontrino, a dir la verità.

E poi la città vecchia. Il bello di perdersi nei caruggi, pieni di quei negozi che scompaiono al centro delle altre grandi città: la merceria, il calzolaio, il verduraio… mi rendo conto che quest’ultima osservazione può sembrare stupida se sei di Crotone o di Ascoli Piceno. Ma tra i vantaggi del vivere a Milano c’è quello di riconoscere nella altre città sempre qualcosa di caratteristico, di “vivido“.

Genova, lo avranno scritto in tanti prima di me – e meglio, soprattutto – è una città del sud trasportata dalla corrente a queste latitudini.

Lo vedi dalla faccia della gente che trasuda Mediterraneo, lo vedi dalla rete di stradine del centro storico, dalle pareti scrostate delle case, dai panni stesi ad asciugare fuori dalle finestre, dal vociare della gente, dal fatto che si fermino a parlare con te facilmente e ti chiedano, con il loro bell’accento: “ma che cosa sei venuto a fare a Genova?“. Un sud non solo italiano, un sud iperuranico. Si parla spagnolo nei caruggi, si parla arabo. Genova è multietnica come potrebbe esserlo Innsbruck ma, ovviamente, il risultato è molto migliore.

Vista da occhi milanesi, “la superba” è vintage o, se preferite, meravigliosamente decadente. Per le insegne dei negozi, per i semafori pedonali con le scritte “Avanti” e “Alt!”, per le prostitute grasse in pieno giorno in orario d’ufficio, per la quantità di Fiat Panda e Uno (son taccagni sì, sti genovesi).

prostitute-maddalena-genova

In molti bar (davvero mi è capitato almeno 3 volte) trovi il cartello “non facciamo credito” scritto a mano. Pensavo succedesse solo nei film in bianco e nero.

In uno di questi bar, dall’interior design saldamente fermo agli anni ’80, ho preso un caffè e, fino alla fine, speravo che alla domanda “quant’è?” mi rispondesse: “cinquecento lire“.

A Genova ho visto un po’ di Tunisia, di Marocco, di Turchia. Un po’ di Messico e di Argentina, almeno così come li immagino.

C’ho visto sicuramente Marsiglia, Nizza, Barcellona. Senza dubbio Livorno, ho trovato moltissima Napoli, Bari, Taranto.

È strano, eppure secondo me non è un caso. Tutti i luoghi che mi sono venuti in mente sono spesso molto diversi gli uni dagli altri. Ma tutti, tutti hanno un elemento comune: assomigliano a Genova.

Capito perché il mare l’ha scelta?

PS: Sono molto orgoglioso di aver scritto di Genova senza menzionare De Andrè e senza citare qualche suo bellissimo verso. Sarebbe stato troppo facile.

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Un pensiero su ““Cosa vedere a Genova?” No, la domanda giusta è “cosa sentire a Genova?”

  1. Non ci sono parole per descriverla…io sono di Genova e ogni giorno ringrazio la sorte per avermi fatto nascere in questa città noi genovesi la amiamo in modo sfrenato viscerale..attenzione 1 genovese su 200 ti dirà queste cose tutti ovviamente “mugugneranno” per le prostitute, per la sporcizia di certi vicoli, per i pochi mezzi pubblici questi sono esempio pou i genovesi…ma se tu provi a togliere una di queste cose sentirai nei bar le voci dire “ti te ricordi quandu ghean e bagasce che belli tempi che culuri e che gente ghea in ti carruggi?”(ti ricordi quando c’erano le prostitute che bei tempi che bella gente che bei colori nei vicoli?)…In poche parole a noi Genova piace così ci piace lamentarci di lei, ma non ammettiamo che le stesse lamentele siano fatte da persone che non ci vivono…in qualsiasi citta’ tu porti un genovese lui vedra’ un po di Genova in tutte e aggiungerà che è meglio la Superba in ogni caso..venite a visitare Genova affidatevi ad un amico del posto perchè è una di quelle città che non si danno ai turisti facilmente o almeno le cose davvero belle sono nascoste e molte volte si deve passare in posti che non consigliano le guide turistiche perchè dicono malfrequentati per raggiungerli…non fermatevi all’ apparenza davanti alla proverbiale svogliatezza dei negozianti, alle risposte secche e brevi degli anziani…non è maleducazione è riservatezza è durezza che proviene dalla storia della stessa città, dalla fierezza con la quale dominava il mediterraneo e si difendeva dai saraceni, da secoli passati a coltivare una terra a picco sul mare che per dare frutti va lavorata e curata con fatica e sudore…ma fidatevi non sono ne’ duri ne’ austeri…quando otterrete l’amicizia di un genovese potrete dormire su nove guanciali…d’ altronde è la pietra piu’ dura da scolpire quella che regge le fondamenta e non si deteriora con il tempo

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