Profughi_della_Vlora_in_banchina_a_Bari_8_agosto_1991

Immigrazione: da Italiani brava gente a “affondino pure, mangime per pesci!”

Più ne muoiono e meglio è. Questi crepano ed io bevo felicemente un costoso vino per festeggiare!!!!!! Oleeeee

Così scrive Luca su Facebook, commentando l’ennesima tragedia del Mediterraneo.

Cosa ci è successo? Cosa siamo diventati?

Nel 1991 facevo la quarta elementare. In USA il presidente era George H. W. Bush, che a febbraio attaccò l’Iraq. In Italia al governo c’era Andreotti e, nello stesso anno, il Partito Comunista cambiò nome in PDS. Maradona, el pibe de oro, venne trovato positivo alla cocaina. Il 6 agosto 1991 nacque il World Wide Web che, anni dopo, mi avrebbe dato un lavoro (e una speranza). A dicembre implose L’URSS.

Io ero un bambino, queste cose le ricordo dalla voce del mezzobusto al telegiornale durante il pranzo.

Vivevo vicino Brindisi. A poche miglia di mare, verso est, c’era la cortina di ferro. Questa città, uno dei tanti avamposti dell’Europa occidentale, visse il disgregamento del blocco sovietico da sobria protagonista, anche se non è raccontato nei libri di scuola. Nel 1991 centinaia di migliaia di albanesi scapparono da un paese al collasso, poverissimo e arretrato per raggiungere la loro Terra Promessa: l’Italia.

Profughi_della_Vlora_in_banchina_a_Bari_8_agosto_1991

Ricordo molto bene le immagini delle navi mercantili stracolme di persone che arrivavano nei porti pugliesi. Avevano un sorriso sgangherato e le dita a forma di V, vittoria: ce l’abbiamo fatta. Negli anni successivi ne arrivarono tantissimi. Con i motoscafi, di notte, nelle spiagge.

Ricordo i loro volti squadrati, i corpi magri, gli strani tagli di capelli: lunghi sotto, corti sopra. Ancora oggi, benché siano un popolo assolutamente integrato, li riconosco a primo sguardo. E basta dire: “sono di Brindisi” per farli sciogliere in un sorriso amaro.

Le istituzioni commisero molti errori – come al solito – e alcune vicende furono drammatiche. Brindisi conta meno di 100 mila abitanti e le navi portavano fino a 20 mila persone alla volta. In più l’Italia aveva una storia di emigrazione, non conosceva l’immigrazione, men che meno l’accoglienza. Figuriamoci il Sud. Figuriamoci una piccola città di provincia.

Eppure, ve lo posso assicurare, la gente aprì le proprie case. A Bari, a Brindisi, a Otranto le famiglie accorrevano al porto per portare vestiti, coperte, cibo. Molti bambini albanesi furono ospitati per giorni, mesi, anni. Alcuni sono riusciti a laurearsi e oggi sono professionisti, lavoratori, dottori.

Quella Puglia non era il ricco Nordest che, all’epoca, con i suoi distretti industriali vendeva il tutto il mondo. Non era neanche la Puglia di oggi, post-Vendoliana e dagli aeroporti affollati per portare turisti nelle spiagge del Salento.

Era una Puglia semplice: contadina, dipendente statale, operaia, casalinga. I cui figli, per la prima volta – purtroppo durò solo un paio di decenni – potevano aspirare a costruire le loro vite là dov’erano nati, se lo desideravano.

Loro, i pugliesi, che avevano conosciuto l’emigrazione “a Milanu”, “a Torinu”, “in Isvizzera”, “alla Germannia”, “a Nuova Yorke”… avevano aperto le loro porte a un popolo sfortunato e miserabile. Più miserabile di loro. D’altronde lo sapevano, tutti avevano avuto un genitore, uno zio, un fratello fuggito dalla fame. Vedevano nei volti di quei disperati qualcosa di famigliare.

Avevo meno di un decennio d’età. Ma questa cosa mi colpì molto.

Era, nella mia coscienza di bambino, la prova provata che, in fondo in fondo, l’uomo è buono. Era chiaro (e sinceramente non smetto di sperarci): quando un essere umano vede un suo simile in difficoltà, lo aiuta. Come quel pescatore di Lampedusa che, nonostante il divieto della Capitaria di Porto, salvò degli africani dalle onde “non ho mai lasciato un uomo in mare” disse. Sono le sovrastrutture, per dirla alla Marx, che ci fanno diventare pessimi. Sì pessimi.

facebook-razzismo

“Cosa vogliono?”, “se ne stiano a casa loro”, “che affoghino in mare”, “pappa per gli squali”.

Siete cristiani? Io no, non ho il dono della fede. Ma il nostro è un paese cristiano, è evidente. Beh, dov’è la carità? Solo il papa lo è, forse?

“Siamo italiani, siamo europei” dicono in molti con la testa rasata. Bene, qui è nata la democrazia, la cultura occidentale, la legge. Dov’è il rispetto del diverso, l’accoglienza. Crediamo di essere un paese democratico, e siamo pronti a inneggiare alla morte di un popolo in fuga?

Buonista!“. Questa è la critica che ti fa chi la pensa diversamente. “Non possiamo accollarci tutto il male del mondo“. Certo, ci mancherebbe altro. E poi chi sono io per trovare le soluzioni? L’immigrazione è un fenomeno enorme, complesso. Non sarà una legge italiana o un “respingimento” a fermare milioni di persone che fuggono da fame, guerra e disperazione. Bisogna gestirlo, in modo intelligente, in un’ottica di lungo periodo. Insieme.

Mi domando però. Perché questo odio? Cosa ci hanno fatto questi fratelli dalla pelle scura? E cosa è successo dal 1991 a oggi? Ripeto, io non ho la soluzione in tasca ma… li lasciamo morire? Mettiamo sotto chiave quelli che arrivano sulle nostre coste? In tutta coscienza, a voi pare una soluzione?

Leggete qui:

Generalmente sono di piccola statura e di pelle scura. Molti puzzano perché tengono lo stesso vestito per settimane. Si costruiscono baracche nelle periferie. Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti. Si presentano in 2 e cercano una stanza con uso cucina. Dopo pochi giorni diventano 4, 6, 10.

Parlano lingue incomprensibili, forse dialetti. Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l’elemosina; spesso davanti alle chiese donne e uomini anziani invocano pietà, con toni lamentosi e petulanti. Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti tra di loro.

Dicono che siano dediti al furto e, se ostacolati, violenti. Le nostre donne li evitano sia perché poco attraenti e selvatici, sia perché è voce diffusa di stupri consumati quando le donne tornano dal lavoro. I governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere ma, soprattutto, non hanno saputo selezionare tra coloro che entrano nel paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o, addirittura, di attività criminali.

Fonte: Relazione dell’Ispettorato per l’immigrazione del Congresso degli Stati Uniti sugli immigrati italiani, ottobre 1919.

PS: non solo “terroni”. Tra il 1876 e il 1900 l’esodo interessò prevalentemente le regioni settentrionali con tre regioni che fornirono da sole il 47% dell’intero contingente migratorio: il Veneto (17,9%), il Friuli Venezia Giulia (16,1%) e il Piemonte (12,5%). Non dimentichiamo da dove veniamo.

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