cara germania

“Cara Germania…” lettera semiseria dell’Italia per spiegare cosa sta succedendo

Cara Germania,

so che non è colpa tua. Mi assumo tutte le responsabilità. Ma sono suscettibile e capricciosa. Ognuno ha i suoi difetti. Per esempio tu sei tutta d’un pezzo e non cedi mai di un millimetro. E se ne sono accorti gli altri. UK, egocentrico, ha cambiato comitiva. Gli amici Grecia, Spagna, Portogallo e Francia non se la passano bene e parlano male di te alle spalle. Il gruppo dell’Est si sta chiudendo in una solitudine cieca…

Io conosco i miei difetti e ti chiedo scusa. Ho commesso tanti errori e ne commetterò ancora. Anche questa volta pensavo che tutto si sarebbe messo a posto da solo. Invece ci sono cascata. Di nuovo.

Ripeto: so che non è colpa tua.

Certo, io te l’avevo detto che era meglio ascoltarmi, che sarebbe stato meglio darmi un contentino. Che ne so, gli eurobond, lo sforamento del 3% del deficit, affidarmi l’EMA (mi ero impegnata per quello, lo devi ammettere!)…

mi dovevi dare un segnale. Anche gli altri amici del sud sarebbero stati contenti. Ma tu chiedi, chiedi, chiedi. Pretendi… lo fai perché mi vuoi bene. Perché non arrivi a capire che non possono essere tutti come te.

Ma oggi voglio essere onesta: il problema della nostra crisi non sei tu. Sono io.

Ci ho pensato, capisco che me lo fai pesare – a me più che ad altri – perché sai che ho il potenziale per essere come te. Anzi meglio di te! Te lo leggo negli occhi. Lo vedo come mi guardi, lo capisco dal fatto che torni sempre da me al lago o al mare.

So anche che quando mi prendi in giro con Francia, Belgio, Olanda e gli altri lo fai per spronarmi. Perché credi “forse adesso se ne rende conto”, “forse questa volta si mette in riga”.

Ho capito che ho studiato poco e male, che non ho fatto tutti i sacrifici che hai fatto tu. So bene che mentre tu passavi le notti a studiare con una birra in mano, io ero in giro a ubriacarmi di vino, mangiare pizza e ballare, magari la musica che componevi tu durante il weekend (sei il numero uno in questo!). Ho preso una laurea sgangherata e adesso pretendo il posto fisso e ben pagato come te. Lo sai, sono fatta così.

D’altronde sono brava a produrre tante cose e tanta bellezza, tu lo sai bene. Anche se non sono altrettanto brava a vendere. E poi non so investire in me stessa. Pensa al turismo: sono più simpatica di Spagna e Francia, ma tutti preferiscono uscire con loro. Perché si organizzano meglio, si truccano meglio. Sembrano più carine.

E poi mi dici sempre che sono geniale, più di qualsiasi altro, ma che non capitalizzo perché sono una spendacciona, un’eterna indecisa e inaffidabile. Mi dici che non riesco a mettere nulla da parte, che preferisco vivere alla giornata. Quanto hai ragione!

È che le decisioni le prendo con la pancia, non con la testa. Come in questo periodo che sto vivendo. La politica non è il mio forte, lo sai.

Non mi puoi cambiare. Ma mi puoi (mi devi!) aiutare. Mi devi capire e indicare la strada. Mi devi far vedere come si fa, ma non obbligare a essere come te. Mi devi volere bene come una sorella, non mi devi compatire.

Io non sono come te. Io sono l’Italia

 

Repubblica Italiana

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