Profughi_della_Vlora_in_banchina_a_Bari_8_agosto_1991

Immigrazione: da Italiani brava gente a “affondino pure, mangime per pesci!”

Più ne muoiono e meglio è. Questi crepano ed io bevo felicemente un costoso vino per festeggiare!!!!!! Oleeeee

Così scrive Luca su Facebook, commentando l’ennesima tragedia del Mediterraneo.

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“Lu sutori tlu tata” (il sudore del padre) una poesia che parla al cuore (con trad. in italiano)

Questa volta non propongo un contenuto originale, anche perché sto messo male a fantasia in questo periodo. Vi propongo, però, una poesia.

Il poeta, Giuseppe Di Viesto, è della mia piccola cittadina, San Vito dei Normanni. Secondo me parla al cuore, almeno al mio.
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“Cosa vedere a Genova?” No, la domanda giusta è “cosa sentire a Genova?”

Sì lo so niente di esotico, niente di tasgressivo. Non sono andato a Berlino tra i locali più cool di musica elettronica e non sono stato nel mercato affollato e coloratissimo di Bangkok. Sono stato a Genova e comunque ne voglio parlare.

Genova non è una città, è una dimensione. Soprattutto se arrivi da Milano. La distanza è poca, in macchina o in treno ci vuole un’ora e mezza, eppure la sensazione è quella di aver preso un aereo.
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La Scozia, la Catalogna, la Padania. Il desiderio di dividersi e lo “spirito dello zaino”

Una cosa che mi colpisce molto, in questo periodo di crisi di idee e sogni – più che di crescita del PIL – è il desiderio di dividersi, di separarsi. La divisione sembra l’unica soluzione per la libertà, per “stare meglio”.

Si è scritto molto del referendum in Scozia. In palio c’era l’indipendenza dal Regno Unito (dove “Unito” è evidentemente un’esagerazione), e fino alla fine i sondaggi erano “too close to call“. Gli scozzesi hanno deciso di non separarsi.

Meno inchiostro è stato versato per la grandissima manifestazione a Barcellona per la secessione della Catalogna (piena di giovani), che pur è stata qualcosa di eccezionale.

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Non puoi vivere a Milano per caso, la devi scegliere

A Milano io non ci sono capitato, l’ho scelta.

C’è chi ci capita, per lavoro o per caso. È difficile che la amerà. La sopporterà. Perché Milano non ti tratta mai male e ti dà da mangiare.

Quello che a Milano ci capita per caso, magari riuscirà a sistemarsi, a vivere degnamente, ma penserà sempre a un “altrove”. Al mare, al biondo Tevere, al panorama con il Vesuvio, alle colline toscane.

Io no. Ma non è stato sempre così.

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